Aus ff 35 vom 02. September 2010

Leserbriefe: Schilderstreit

Staat, Land und Alpenvereine streiten um die Hinweis­schilder auf Wanderwegen
Chi dimentica o distorce la storia prima o poi si trova confrontato con le conseguenze del suo operato. Chi ha ignorato o tentato di camuffare il fatto che in Sudtirolo un fazioso fa­scista di nome Ettore Tolomei ha cambiato i nomi a quasi tutti i paesi e le città in nome delle conquiste romane, dell’Impero romano e di fole simili, ora è arrivato al redde rationem. Anche se il quotidiano “Alto Adige” ora lancia strali e si appella all’italianità (vedi gli articoli di Campostrini), i fatti reali sono questi: gli abitanti del Sud del Tirolo sono in stragrande maggioranza di lingua tedesca, hanno diritto ad usare i nomi che hanno una tradizione millenaria. Capisco ed approvo il fatto che un abitante di Pflaurenz non voglia vedersi affibbiata la residenza a “Floronzo”, e chi sta nel Fischleintal si scandalizzi di essere stato relegato in una “Val Fiscalina”. Fa bene Durnwalder, che ha sempre misurato le parole, che non ha mai usato termini forti, che ha sempre cercato di assicurare ai cittadini di lingua italiana di questa terra giustizia ed equo trattamento, a spazientirsi, vedendosi trattare da irresponsabile, e strapazzato come se fosse un ragazzetto da strada. Mi meraviglio del Partito Democratico: si fa paladino di ingiustizie storiche per tenersi stretto un elettorato che forse si sentirebbe meglio fra le file della Biancofiore. In Aosta, regione con maggioranze francofone, non ha mai sventolato vessilli nazionalisti, anche se paesi e città hanno i nomi locali, che non sono italiani. Forse invece che fare il pompiere, il Partito Democratico dovrebbe farsi peso di un corretta interpretazione storica, spiegando ai suoi elettori il motivo per cui i sudtirolesi non vogliono rinunciare alla loro lingua. Forse si ricorderanno allora che il benessere di cui godono anche loro, è frutto dello spirito di questa terra di montanari lavoratori, onesti e leali. Il confronto con altre regioni italiane ci fa pensare che non ci sarebbe da stare allegri, se fosse altrimenti. Forse sarebbe bene accettare perciò di buon grado di abitare a Brixen o a Bozen. Per le persone oneste non cambia nulla. Sandro Canestrini, Neumarkt/Rovereto